Articolo di Roberto Battiston

Per anni Artemis è stato raccontato come l’erede di Apollo: grande razzo governativo, capsula, stazione in orbita lunare, sbarco, ritorno. Oggi quella narrazione non basta più. La NASA ha deciso che Artemis III sarà una missione di prova in orbita terrestre nel 2027, mentre il primo allunaggio umano slitta ad Artemis IV nel 2028. E, soprattutto, ha dichiarato di voler mettere in pausa Gateway nella sua forma attuale, spostando il baricentro verso infrastrutture di superficie capaci di sostenere una presenza più continua sulla Luna.
Il lancio di Artemis II del 1° aprile 2026 è stato un successo storico. Per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, un equipaggio umano americano è tornato sulla rotta della Luna. Ma fermarsi all’emozione sarebbe un errore: il punto vero non è il lancio in sé. Il punto è che, proprio mentre celebrava questo risultato, la NASA ha già cambiato il piano.
È un cambio di filosofia prima ancora che di calendario. La Luna non è più pensata come una meta da raggiungere una volta ogni tanto, ma come un ambiente da rendere operativo. Non basta più arrivare: bisogna avere energia, cargo, rover, telecomunicazioni, manutenzione robotica, logistica, ridondanza. In altre parole, non basta un’impresa. Serve una filiera.
Questa è la vera partita a scacchi del ritorno sulla Luna. Non una corsa romantica alla bandiera, ma una competizione per il controllo delle future infrastrutture del sistema Terra-Luna. Chi costruirà per primo standard, catene industriali, capacità di trasporto e presenza stabile avrà in mano non solo prestigio, ma potere strategico. È anche per questo che Washington accelera, sotto la pressione di una competizione con la Cina che ormai fa da sfondo permanente al programma Artemis.
C’è poi un punto che in Europa, e in Italia, non può essere liquidato come un dettaglio. La frenata su Gateway crea un problema industriale non secondario. L’ESA aveva affidato a Thales Alenia Space in Italia il modulo Lunar I-Hab, uno dei pilastri europei della stazione lunare, e proprio a Torino Thales Alenia Space ha costruito anche HALO, il primo modulo di Gateway. Se Gateway viene congelato o profondamente ridisegnato, la questione non riguarda solo la strategia americana: riguarda contratti, catene di fornitura, competenze accumulate e ritorni industriali europei già messi in moto.
Per l’Italia, però, la questione è più sfaccettata. Perché mentre si indebolisce una parte dell’architettura orbitale, si apre una partita nuova sulla superficie lunare. Nel 2025 ASI e Thales Alenia Space hanno firmato l’accordo per sviluppare il Multi-Purpose Habitation module, cioè un avamposto abitativo umano sulla Luna. Questo significa che il ridimensionamento di Gateway può danneggiare una filiera già attiva, ma può anche spostare il baricentro industriale verso una nuova generazione di moduli e infrastrutture lunari, in cui Italia ed Europa possono ancora giocare un ruolo importante.
Il punto è che Artemis II, proprio nel giorno del suo trionfo, ha mostrato anche i limiti del modello che lo ha reso possibile. Il SLS resta un vettore straordinario, ma troppo costoso e troppo raro per sostenere da solo una vera economia lunare. Per questo la NASA guarda sempre più a sistemi commerciali e riutilizzabili, e per questo il futuro del programma dipenderà dalla maturazione industriale di attori come SpaceX e Blue Origin. Artemis II è stato un grande lancio; ma il secolo lunare non si vincerà con un solo grande lancio.
La sfida, infatti, non è arrivare sulla Luna. La sfida è restarci. E restarci significa avere abbastanza energia per attraversare la notte lunare, abbastanza logistica per far vivere strumenti sofisticati e abbastanza continuità politica e industriale per trasformare l’esplorazione in infrastruttura. È qui che si deciderà la nuova gerarchia dello spazio. E in quella partita, ogni mossa tecnica – perfino la sospensione di una stazione orbitale – è già una mossa geopolitica.

Professore di Fisica Sperimentale all’Università degli Studi di Trento, Presidente dell’European Space Sciences Committee (ESSC), e già Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e referente scientifico della manifestazione Festa di Scienza e di Filosofia – Virtute e Canoscenza
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