QUESTA NOTTE LA MANOVRA DI TRASFERIMENTO LUNARE
Sono passate meno di 24 ore dalla partenza degli astronauti della missione Artemis 2 verso la Luna, e di cose ne sono successe moltissime. Alcune impreviste, altre grandiose, tutte senza precedenti. Vi diamo un aggiornamento in questo articolo

Stanotte, alle 00.35 ora italiana (le 6.35 del pomeriggio ora locale, a Cape Canaveral) un razzo Sls si è levato in volo portando quattro astronauti verso la Luna, per la prima volta dopo 54 anni. Con Artemis 2, stanotte è ufficialmente cominciata una nuova era spaziale – per ora targata Nasa – che vede l’uomo nuovamente protagonista nello spazio profondo. Non so voi, ma dopo l’emozione di ieri sera, oggi non posso fare a meno di pensare che, sopra le nostre teste, oltre questo bel cielo azzurro di un pomeriggio di primavera, ci sono quattro esseri umani coraggiosi che orbitano attorno al nostro pianeta, pronti a fare la storia.
Gregory Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen stanno bene e sono “in great spirit”, ha dichiarato questa notte l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, nella conferenza stampa post-lancio. Negli istanti che hanno preceduto e seguito il lancio ci sono stati alcuni piccoli problemi tecnici – fra cui un’interruzione delle comunicazioni con gli astronauti dopo circa 50 minuti dal lancio e un guasto al bagno di bordo della capsula Orion – ma nulla di preoccupante. Ripercorriamo insieme le fasi cruciali delle ultime ore e vediamo cosa succederà nelle prossime.
Cominciamo dal countdown: se avete seguito il lancio avrete visto che il conto alla rovescia si è interrotto proprio all’inizio del cosiddetto “termination count”, quando mancavano dieci minuti al lancio. Si sono verificati due problemi tecnici temporanei, che hanno ritardato il lancio di circa 11 minuti rispetto all’inizio della finestra di lancio (previsto per le 00.24 ora italiana). Il primo riguardava il sistema Fts di terminazione del volo, quello che entra in funzione per disintegrare il razzo in caso di problemi. Un problema di ricezione del segnale che è stato risolto semplicemente cambiando ricevitore a cui inviare i comandi. Il secondo ha coinvolto invece un sensore di temperatura nel Launch abort system – il sistema salvavita che eietta la capsula con gli astronauti in caso di problemi nelle prime fasi del lancio. Il sensore forniva stime anomale e in contraddizione con gli altri sensori circostanti. È stato dichiarato guasto e le sue letture non attendibili.
Dopo il liftoff, le prime fasi di volo, le più critiche – dal superamento del Max Q al distaccamento dei booster e poi del primo stadio, e infine l’apertura dei pannelli solari – si sono susseguite in maniera nominale. Dopo circa 50 minuti e per due minuti circa, le comunicazioni fra la capsula Orion che ospita gli astronauti e le stazioni di terra si sono interrotte. È successo durante un passaggio di consegne (in inglese handover) tra le stazioni di terra, e non sarebbe quindi imputabile ad alcun danno a bordo della navicella. Sospiro di sollievo.
Poco prima dell’interruzione, per la prima volta era stato acceso il motore del secondo stadio Icps (Interim cryogenic propulsion system) per una manovra di innalzamento del perigeo (il punto dell’orbita più vicino alla Terra) che ha sancito l’ingresso in orbita attorno alla Terra. Prima di quel momento, infatti, gli astronauti si trovavano in un’orbita con perigeo molto basso che avrebbe consentito un naturale rientro in atmosfera in caso di problemi. Circa un’ora e quarantasei minuti dopo il lancio, il motore Rl10 del secondo stadio si è nuovamente acceso, questa volta per circa 15 minuti, al fine di alzare l’apogeo (il punto dell’orbita più lontano alla Terra) fino a 77mila chilometri. Proprio in questa fase è emerso anche un problema al bagno di bordo, una spia di guasto lampeggiante. Dopo alcune ore, il problema è rientrato. Tre ore e 24 minuti dopo il lancio, il secondo stadio Icps si è separato dalla capsula Orion e dal modulo di servizio europeo e gli astronauti hanno cominciato a prepararsi per le operazioni di prossimità.
Si tratta di una serie di test pensati per mettere alla prova la capacità della navicella Orion di effettuare manovre manuali rispetto a un altro veicolo spaziale, in questo caso l’Icps, dopo la separazione, utilizzando i propri sensori di navigazione e i propulsori di controllo di reazione. Per circa 70 minuti, dunque, l’equipaggio ha comandato manualmente la navicella Orion, ora chiamata Integrity dall’equipaggio di Artemis II, attraverso una serie di manovre che hanno preso come punto di riferimento un bersaglio di circa 60 centimetri posto sul secondo stadio, utilizzato per valutare alcune manovre di aggiustamento della traiettoria, di puntamento, di avvicinamento e di allontanamento da un target.
Al termine della dimostrazione, Orion ha eseguito una manovra di allontanamento automatizzata per distanziarsi in sicurezza dall’Icps, che a questo punto aveva quasi concluso il proprio lavoro e poteva rientrare nell’atmosfera terrestre sopra una regione remota dell’Oceano Pacifico. Non prima di aver liberato i quattro cubesat ospitati dalla missione Artemis II, che rimarranno in orbita per condurre esperimenti scientifici diversi. Ne abbiamo parlato in un articolo sulla scienza della missione.

E siamo quasi giunti alla fine degli aggiornamenti. Dopo queste ore di lavoro ininterrotto e grande emozione, l’equipaggio ha potuto riposare quattro ore, per essere svegliato intorno alle 7:06 del mattino (ora di New York, le 13:06 di oggi in Italia) con la canzone “Sleepyhead” di Young and Sick. In tempo per una nuova manovra di correzione della traiettoria in preparazione alla fase più importante, la manovra di trasferimento lunare (in inglese translunar injection). Il veicolo spaziale ha acceso il motore principale del modulo di servizio per 43 secondi, innalzando il punto più basso della sua orbita e perfezionando la traiettoria mentre continua a orbitare intorno alla Terra. Questa manovra critica ha portato Integrity in un’orbita terrestre alta stabile che si allinea con il suo percorso verso la Luna. I membri dell’equipaggio torneranno ora al loro periodo di riposo per altre quattro ore e mezza, prima di essere nuovamente svegliati per iniziare la loro prima giornata completa nello spazio.
La manovra di trasferimento lunare dovrebbe avvenire circa un giorno, un’ora e trentasette minuti dopo il lancio. Orion accenderà i motori per poco più di sei minuti, accelerando il veicolo spaziale per sfuggire all’attrazione gravitazionale terrestre. L’obiettivo della missione è fare una sorta di flyby attorno alla Luna utilizzando un’orbita di rientro libero, così chiamata perché porterà naturalmente la navicella a rientrare verso la Terra dopo poco più di nove giorni dalla partenza. Non si entrerà propriamente in orbita attorno al nostro satellite, dunque, ma lo si sorvolerà a una distanza minima di 7.500 km circa.
Prima di lasciare la pagina, infine, soffermatevi un attimo sull’immagine qui sopra. La falce che vedete sullo sfondo è la Terra, così come l’hanno vista i quattro astronauti a bordo della navicella Orion. Quando la concitazione e l’entusiasmo lasciano un piccolo spazio al respiro, subentra la calma e, con essa, la meraviglia di questo viaggio storico.
Fonte:
Media Inaf – Il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica, articolo di Valentina Guglielmo pubblicato il 02/04/2026 su www.media.inaf.it
Licenza per il riutilizzo del testo: CC BY-NC-SA 4.0 DEED https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/deed.it
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